COME IN UNA GUERRA

Il Circolo Zabriskie Point esprime il proprio cordoglio per la perdita di vite umane ed animali causata dalla tragedia del terremoto ed esprime inoltre la sua solidarietà nei confronti della popolazione abruzzese.

Secondo Maurizio Cerone, ordinario di analisi dei dissesti all'Università La Sapienza di Roma: “Bastano le immagini televisive dall'Abruzzo per capire che quegli edifici in cemento armato crollati non hanno rispettato principi elementari delle costruzioni”. Ci risiamo. Mentre solo pochi giorni fa i nostri baldi governanti starnazzavano (con tutto il rispetto per i pennuti) di sicurezza, di ronde, di paura dello straniero, un'immane tragedia ha colpito L'Aquila ed i paesi vicini. Non per fatalità, ma per l'incuria ed i pressapochismo criminale dei governi che si sono succeduti sin qui e che hanno congelato le regole antisismiche dopo il crollo che nel 2002 uccise in Molise 27 bambini. Tra qualche giorno, ne siamo certi, i quattro cialtroni che guidano questo stato, passata l'emozione popolare e la stretta mediatica, riprenderanno a parlare di ronde, di politiche securitarie, mentre la povera gente continuerà a morire nei cantieri, nelle scuole, negli ospedali (quello dell'Aquila aveva solo 15 anni).

 

Come una guerra.

Invitiamo chi legge queste poche righe a riflettere che scenari come quelli dell'Aquila sono esperienza quotidiana nel mondo, dall'Iraq alla Somalia, dall'Afghanistan alla Cecenia, grazie alle guerre fomentate dalle democrazie occidentali.

 

Per il terremoto in Abruzzo nessuno degli uomini al potere ha dato questa volta la colpa ai soliti stranieri che ci rubano la casa, il lavoro e quant'altro.

Amarezza e rabbia a parte, l'ennesima strage di stato si è consumata in Abruzzo, grazie ad una classe politica sempre più arruffona ed incompetente, che sfrutta quella carenza diffusa di sensibilità e consapevolezza purtroppo presente in ampi strati della popolazione meno abbiente.

Circolo  Zabriskie  Point