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CHE BRUTTO PAESE, CHE BRUTTO MONDO |
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Ripensiamo per un momento ai fatti di Rosarno. Come sempre, è dovuto succedere un casino per far conoscere ai più un'agghiacciante realtà, così lontana dal mondo delle veline e del gossip e delle beghe partitiche che si rincorrono in vista delle poltrone da accaparrarsi nelle prossime elezioni regionali. Una realtà che, purtroppo, noi conosciamo e denunciamo da tempo: quella dello schiavismo. I principali organi di (dis)informazione pare se ne accorgano solo ora e continuano con la patetica litania dello Stato che sarebbe assente. Come se il caporalato che organizza questa tratta degli schiavi, in Calabria come in Puglia ed in Sicilia, non lo facesse tra l'indifferenza, e a volte la compiacenza, delle istituzioni democratiche, che naturalmente conoscono questi traffici criminali. Che brutto Paese l'Italia, dove per 25 euro al giorno, pagati in nero, gli immigrati sono costretti a raccogliere pomodori, clementine e arance. Che brutto Paese, dove il caporalato è presente, dal dopoguerra ad oggi, da sud a nord (civilissima Lombardia e Piemonte compresi), e recluta in nero centinaia di operai edili. Che brutto Paese, dove si è da tempo legalizzato quella specie di lavoro nero, che si chiama precariato, voluto da tutte le forze politiche. Che brutto paese, dove ci si dimentica della nostra storia di migranti, dove ci si dimentica dei cartelli presenti a Torino, nel boom economico degli anni '60, recanti la scritta “non si affitta a meridionali e terroni”. L'Italia: il Paese dove esistono sacche di schiavitù, dove gli operai in lotta per il posto di lavoro vengono regolarmente manganellati dalle forze dell'ordine (chinando la testa, subiscono, come se fosse sempre il mercoledì delle ceneri), dove vogliono costruire treni super veloci inutili (portando così distruzione ad altri pezzi di territorio), dove chi è omosessuale si deve nascondere per sfuggire alla violenza materiale e culturale. Che brutto Mondo, dove ogni 7 secondi, nei Paesi poveri, un bambino muore per fame. E noi a continuare a mangiare beatamente i grandi prodotti della nostra agricoltura grazie ai cafoni neri ed a continuare a vivere nelle case che loro costruiscono. Forse un giorno, davvero, i cosiddetti extracomunitari faranno uno sciopero che metterà in ginocchio questo Paese ignorante e meschino; mettendo in ginocchio milioni di famiglie e facendoci capire quant'è piccolo il mondo. A questi extracomunitari va tutta la nostra solidarietà di uomini e di lavoratori. |
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| Circolo Zabriskie Point |